Il Pd e il vero morbo delle primarie

La grande assente nei confronti delle primarie del Pd, la politica internazionale, fa sentire la sua voce con i razzi palestinesi su Israele e la risposta dello stato ebraico. Le posizioni dei competitori più che dai documenti programmatici che hanno presentato, infarciti tutti di frasi buonistiche sulla pace universale, si possono dedurre dai loro comportamenti.
19 AGO 20
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La grande assente nei confronti delle primarie del Pd, la politica internazionale, fa sentire la sua voce con i razzi palestinesi su Israele e la risposta dello stato ebraico. Le posizioni dei competitori più che dai documenti programmatici che hanno presentato, infarciti tutti di frasi buonistiche sulla pace universale, si possono dedurre dai loro comportamenti. L’unico che non nasconde la sua amicizia per Israele è Matteo Renzi, che qualche mese fa è andato a Gerusalemme dove si è incontrato con il sindaco della città e con il vicepremier Silvan Shalom. Questo atteggiamento lineare, peraltro, gli è costata l’insinuazione di essere sostenuto dalla finanza ebraica. In realtà pare abbia avuto soltanto l’aiuto personale di Yoram Gutgeld, un economista israeliano della McKinsey, nella stesura del suo programma economico. Nichi Vendola, al contrario, è da sempre annoverato tra i nemici di Israele, chiede con veemenza il “cessate il fuoco” ogni volta che Israele reagisce, ma non ha mai detto una parola di condanna per il lancio dei razzi dalla Striscia di Gaza sulla popolazione ebraica. Nel suo impegno istituzionale di presidente pugliese, invece, nel corso di un incontro con l’ambasciatore israeliano, ha tessuto le lodi dello stato ebraico con toni quasi sionistici, definendolo come “un paese che ha trasformato aree desertiche in luoghi produttivi e in giardini”. Pier Luigi Bersani, nel sintetico programma con cui si presenta alle primarie, dedica alla politica internazionale solo un appello retorico: “In un mondo in subbuglio, pace, cooperazione e accoglienza devono ispirare il nuovo discorso pubblico. Nella coscienza dei singoli come nella diplomazia degli stati”. Amen. Forse nell’incontro cui parteciperà proprio oggi sul tema “Israele, Sinistra, Pace, la sfida degli ebrei italiani” sarà indotto a entrare un po’ meno vagamente nel merito della questione mediorientale.
Probabilmente saranno i fatti a imporre una svolta al dibattito del Pd, che finora, trascurando le tematiche internazionali ha dato l’impressione di considerare ormai perduta ogni battaglia per affermare, sia pure nell’ambito del sistema europeo, gli interessi italiani sullo scacchiere mondiale. E’ un sintomo dell’accettazione supina di una subalternità, che non è invece inevitabile, il sintomo di un morbo che, per la verità, non affligge solo la sinistra.